Eve
[04 gennaio 2008]
“Mamma lo conosci a memoria questo posto!” rido mentre entriamo nell’edificio in cui si trova la redazione di Runaway, i miei vogliono passare a salutare Nigel e Luise e così mi hanno proposto di accompagnarmi al lavoro, abbiamo fatto colazione insieme e ora siamo nella hall del palazzo.
“Lo so ma mi stupisco ogni volta di quanto sia bello!” ride lei prendendomi sotto braccio mentre mio padre sta leggermente dietro di noi; non ci parliamo molto, lo ammetto, o meglio io non gli parlo molto.
Non gliel’ho mai perdonato, non ci riesco.
Non riesco a perdonargli quella storia, quella...relazione che ha avuto con la sua collega, storia che avrebbe potuto mandare in fumo tutta la nostra famiglia se mia madre fosse stata meno arrendevole, se non avesse accettato le sue scuse e non l’avesse portato con sè a Milano.
Sono l’unica a saperlo, l’unica delle tre, mamma non ha mai detto nulla a Kath e Amanda, e penso sia meglio così, o conoscendole anche loro avrebbero isolato papà come ho fatto io, me lo rinfacciano sempre di essere troppo fredda nei suoi confronti, ma se sapessero, di certo mi darebbero ragione.
Ci fermiamo un attimo al tavolo della portineria a ritirare la posta e poi riprendiamo a camminare verso l’ascensore mentre sulla destra si apre la porta dei garage facendone uscire Alex.
Mi vede e sorride e io ricambio leggermente nervosa: i miei sono al mio fianco, e li conosco, li conosco troppo bene. So come sono in queste cose, so che amano le domande, che amano impicciarsi, so che forse non hanno ancora digerito che io abbia lasciato Logan, che io abbia deciso di non seguirlo chissà dove e sposarlo, so che staranno qui ancora per cinque giorni e non voglio dovermi sedere e spiegare a mio padre con cui parlo a malapena chi è Alex e perchè è nella mia vita.
Sono affari miei, non suoi.
Non voglio doverci litigare, per motivi che al momento non mi vengono nemmeno in testa, ma so che finiremo per farlo, perchè tra di noi finisce sempre così ultimamente; potrei essere sincera con mia madre, ma ora sono qui tutti e due e un trattamento diversificato non è previsto, non in questo momento.
“Hey!” mi saluta lui avvicinandosi e fermandosi davanti a noi, tenendo in mano una serie di plichi e fogli vari.
“Ciao!” lo saluto, mentre vedo mia madre guardarlo incuriosita.
“Posso...presentarvi Alexander, un collega di lavoro?” dico cercando di sfoderare il mio miglior tono indifferente, quello pacato, quello che non deve lasciar trasparire che vestito con quella giacca grigia mi fa impazzire. Vedo chiaramente lo sguardo di Alex cambiare quando sente quello che ho appena detto, quando le sue orecchie epercepiscono la denominazione ‘collega di lavoro’, senza l’aggiunta di nient’altro di più personale.
“Alexander McDowell, piacere!” dice stringendo la mano di mia madre prima, di mio padre poi.
“Reneè...” si presenta lei “...e questo è mio marito Arthur...” aggiunge mentre mio padre sorride educatamente.
“Lavorate insieme?” chiede poi mia madre rivolgendosi verso di me.
“Sì, Alex si occupa della campagna pubblicitaria di Runaway!” rispondo e sento chiaramente lo sguardo di Alex su me, ma lo evito.
Ha tutte le ragioni del mondo di aspettarsi da me qualcosa di diverso, di aspettarsi che io dica ai miei qualcosa di più che ‘lavoriamo insieme’, sono perfettamente consapevole che lui ha ragione e io ho torto, ma cosa dovrei fare? Mettermi qui nella hall del palazzo a dare ai miei chissà quale spiegazione?
Cosa dovrei dire loro?
Nella mia testa la cosa non sembra tanto difficile, avrei potuto dire che...avrei potuto semplicemente dire che è Alex senza dover specificare che è un collega, avrei potuto parlare ai miei del fatto che mi vedo con una persona, ma invece non gliel’ho mai minimamente accennato, avrei potuto presentarlo come il mio ragazzo, forse, e invece non l’ho fatto perchè in questo momento l’unica cosa che voglio è che mio padre se ne stia fuori da ogni aspetto della mia vita.
“Ora se volete scusarmi ma...ho un appuntamento...” esclama Alex con un tono strano, con un tono duro, uno che non gli avevo mai sentito usare.
“Ma certo, è stato un piacere conoscerla!” dice mia madre stringendogli nuovamente la mano, mentre lui mi guarda per un istante.
“Ci vediamo in ufficio, allora” commenta caustico senza accennare un sorriso, salutando poi mio padre e salendo sul primo ascensore libero, senza chiedere se dobbiamo salire.
E questo è il momento in cui mi rendo conto che non l’ha presa bene.
Questo è il momento in cui capisco che si aspettava decisamente qualcosa di più da me, devo andare da lui e parlargli, dirgli che se ci pensa bene non era la situazione più semplice del mondo trovarsi lì in mezzo alla gente, fermi nell’ingresso, con sulle spalle il peso di dovergli dare un ruolo nella mia vita, di dover catalogare la sua posizione agli occhi dei miei genitori che, per fortuna, se ne sarebbero andati ben presto.
“Saliamo?” chiedo e i miei annuiscono mentre entriamo in ascensore e arriviamo poi in redazione, li lascio a parlare con Luise e chiedo loro di scusarmi per un attimo, mentre prendo le scale e salgo al piano degli studi della società di Alex.
Entro salutando Summer che è al telefono e mi fa solo un cenno con la testa ad indicare che Alex è libero, busso alla sua porta e lo sento dire un semplice ‘avanti’, la apro e faccio capolino con la testa.
 "Hey, disturbo?" chiedo muovendo un passo in avanti.
Alza la testa e mi guarda.
"No prego, entra pure" dice richiudendo il portatile, lasciandosi andare indietro sulla sedia.
Mi chiudo la porta alle spalle e faccio un paio di passi fino al centro della stanza, sono esattamente davanti a lui.
"Senti...io...volevo...prima con i miei è stato un po' strano, volevo sapere se andava tutto bene se..." lasciao cadere il discorso con un tono troppo nervoso e troppo imbarazzato per i miei gusti.
"Se mi sembra di essere tornato alle superiori?" mi interrompe ridendo in maniera distaccata "Eve nessun problema, veramente, capirai erano i tuoi genitori!" continua inclinando la testa, con quel suo fare, quello da uomo di ghiaccio.
"Alex...è stato un po' improvviso, non sapevo cosa dire... non hai idea di come possono essere..." rido nervosa "...impicciarsi...e mio padre...ho pensato fosse meglio...lasciar perdere..." cerco di giustificarmi, ma so che le mie scuse hanno poco senso.
"Eve, veramente, non è successo niente ok? Vorrà dire che ti passerò a prendere a mezzanotte e tu sgattagliolerai via dalla finestra..." mi dice con una calma apparente troppo ostentata per essere , calma che viene tradita dal suo sguardo che è scuro e severo come non l’avevo mai visto.
"Se non è successo niente perchè sembra che tu stia parlando con un estraneo invece che con me?" lo guardo  "Alex non voglio che si impiccino della mia vita..."
"Eve ma non siamo colleghi?" mi interrompe tagliente e questa frase fa male, colpisce nel segno, esattamente come voleva lui.
"Alex..." mi fermo "...non sapevo cosa..." scuoto la testa "...non ho detto loro che mi vedo con qualcuno e non mi sembrava il momento giusto per dirglielo"
"Vero perchè infondo devi trovare una scusa adatta vero Eve?" e dice iniziando a mostrare i primi segni di nervosismo,  "Perchè dovevi trovare una scusa? Una spiegazione? Cosa c'è, Eve? Non sono il ragazzo diligente casa e chiesa da presentare ai genitori? O semplicemente non volevi rischiare? Magari non sai se duriamo? Quindi illuderli sarebbe stato sbagliato?"
"Non è questo!" sbotto senza nemmeno pensarci.
 "Non mi serve una scusa, ma tu non sai come possono essere, mille domande, mille cose rinfacciate! Ancora mi stanno appresso per l'ultima storia finita male, e mio padre è l'ultima persona con cui voglio parlare al momento, a cui voglio dare delle spiegazioni!" lo guardo, sperando che questo mi aiuti a farmi capire.
 "Voglio solo...io e te ok? Senza che il resto del mondo voglia metterci bocca, senza che la mia famiglia voglia farlo!"
"Mi sembra tanto una scusa sai Eve? Io e te, il mondo fuori, puttanate... Amettillo che non ti fidi!" si alza in piedi  con quella figura imponente che per un attimo mi sovrasta. "Eve non voglio una storia da liceali, ok? Non voglio nascondere niente a nessuno, queste cose le ho lasciate alle spalle... Non volevi coinvolgerli? Bastava dirlo, ‘Mamma Papà lui è Alex un amico’, sarebbe già andato meglio, ma un fottuto collega di lavoro, come Donovan o come chi cavolo ti pare..." scuote la testa riprendendo fiato "Dopo tutto quello che abbiamo passato? Come ti saresti sentita al mio posto, eh? Miss solo io e te?"
"Mi sarei sentita malissimo" rispondo sincera e sospiro "Alex hai ragione, ok? Dannazione hai perfettamente ragione e non so perchè ho detto collega ok? E' venuto fuori semplicemente...e non ci ho pensato...e...non sto cercando delle scuse...mi dispiace..." lo guardo ancora una volta sperando di vedere qualcosa in lui che invece non riesco a trovare. "Non voglio nemmeno io una storia da liceali Alex, ma...non sono abituata ad averli qui e a doverli coinvolgere, ho sbagliato a chiamarti un collega, lo so...ma...si sarebbero creati delle aspettative credimi! Come sempre! Aspettative che questa volta non volevo dover affrontare..."
"Già forse è proprio qui il punto no?"  dice amareggiato, accusatorio, rinfacciandomi tutto quello che sta pensando.
"Cosa vuoi dire? Che ho paura di affrontare la nostra storia?" chiedo a bassa voce.
"Di affrontare la storia, e le conseguenze, lo hai appena detto limpidamente Eve, chiaro come il sole" risponde lui con un sorriso troppo falso stampato in viso.
"O forse voglio solo essere sicura di cosa sta succedendo tra noi due prima di coinvolgere il mondo intero, non mi sembra così improponibile..." mi avvicino a lui che però non si muove "...le cose si complicano Alex quando tutti vogliono mettere becco in una storia..."
"Si complicano se c'è gente che da retta algi altri invece che a se stessa Eve, per me possono metterci bocca tutti, anche l'amministratore del condominio ma sono certo di quello che provo e quello che voglio" commenta stando fermo, serio, impassibile
"Io sono certa di volere te! Mi sembra di averlo reso abbastanza chiaro!" esclamo convinta "Ti prego mettici...mettici una pietra sopra, non lo so! Io lo so quello che voglio, ok? E finchè lo voglio io questo mi basta e mi avanza, credo che tu lo sappia questo!"
"Già, ma non lo vuoi abbastanza da coinvolgere i tuoi genitori Eve, hai paura che con le loro recriminazioni di non so che cosa rovinino tutto, e questo non vuol dire che ti basta e ti avanza, se ti fai mettere cosi in crisi da i tuoi genitori... Eve io non so cosa è successo non ne abbiamo mai parlato, e sinceramente ora come ora non mi andrebbe neanche di sentirlo... Ma... Ti prego di una cosa, combatti prima i demoni del tuo passato e poi ne riparliamo. Non voglio metterci una cazzo di pietra sopra, non m'interessano le pietre sopra, perchè al prossimo ostacolo il problema si ripresenta" ribatte tutto d’un fiato e mi perdo nelle sue parole perchè ha ragione, lo so che ha dannatamente ragione, perchè quando io e Logan ci siamo lasciati è stata una tragedia per tutta la famiglia, perchè ci vedevano già sposati, fatti e finiti e nessuno mi aveva mai chiesto se era quello che volevo dando tutto per scontato.
E adesso questa storia sta scontando le paure del mio passato e io sono riuscita a rovinare tutto per la mia stupidità, semplicemente perchè vivo ancora nel ricordo dei genitori troppo presenti che vogliono sapere troppo della mia vita, e in tutto questo, è Alex a pagarne le conseguenze.
"Mi dispiace, ok?" mi passo una mano tra i capelli "Non...lascia stare Alex...lasciamo stare..." aggiungo guardandolo un’ultima volta, prima di girarmi e uscire dallo studio.
Ho sbagliato, ancora una volta, e forse ho già messo fine alla cosa migliore che mi fosse capitata negli ultimi anni.

Alex
[05 Gennaio 2008]
Ho colpito il sacco in palestra per due ore, ininterrottamente, senza mai smettere un secondo, ho le nocchie delle mani tutte graffiate, esce anche del sangue ma non m’interessa, ho talmente tanta rabbia dentro che sto per esplodere. Non sento Eve da ieri, la lite in ufficio è degenerata, certo avrei potuto essere più comprensivo stare a sentire di più le sue ragioni, ma…
Ma un cazzo, non c’ho visto più, mi ha ferito la cosa, mi ha sminuito. Certo stiamo insieme da poco meno di un mese, ma Cristo Santo, abbiamo trent’anni, credevo che certe cose si perdessero con il crescere dell’età.
“Se continui cosi il sacco cade, sai?” la voce di Mike mi fa sorridere, ha retto più delle altre volte, quasi una giornata senza provare a capire cosa mi succedeva.
“Mi cadranno prima le mani presumo” dico sferrando gli ultimi due cazzotti al sacco nero.
“Dettagli, ma ci tengo a questo sacco, è l’ultimo rimasto ancora integro!” dice passandomi un asciugamano per asciugarmi il sudore.
“Giusto, lo tirerei giu solo per darti fastidio” commento passandomi la spugna un po’ ruvida sul volto. Sono stanco morto, sento o muscoli delle braccia invocare pietà.
“Non  stento a crederci” commenta lui sedendosi su la panca dietro al sacco, vicino al muro.
“Perché dici?” chiedo chinandomi ad afferrare la bottiglietta di acqua.
“Credo che sia successo qualcosa che ti sta facendo star male…” fa un lungo respiro prima di continuare a parlare “E tu in qualche modo, vuoi far star male il resto del mondo”
Non sopporto mio fratello, soprattutto quando ha dannatamente ragione. Sono stronzo ok? Non è una novità, Scar stessa me lo ha ripetuto ieri sera, dopo che ho litigato l’ennesima volta con Antea.
“Scarlett ce l’ha ancora su con me?” chiedo più per far conversazione che altro. So che dovrei dire tutto a Mike, lui mi capirebbe, starebbe a sentire, ma è più forte di me, se solo ne parlo sento di nuovo la rabbia montare forte in me.
“Ma diciamo che ha capito che c’è qualcosa che non andava, soprattutto quando l’hai chiamata per cognome” spiega Mike facendo le spallucce. “Allora, continuiamo a parlare di generalità, o magari parliamo di quello che sta succedendo?” chiede fin troppo direttamente.
“Possiamo ancora parlare del tempo e del lavoro, sai?” scuoto la testa infilandomi la maglietta.
“Ti do il tempo di salire a casa, e dopo vuoti il sacco Alex, o giuro neanche io o so cosa, ma qualcosa ti faccio” e con una risata s’incammina prendendomi la sacca della palestra. Sa alla perfezione che la doccia me la faccio a casa, e mai negli spogliatoi. Abitudine di famiglia credo.
“Faccio una doccia e parliamo, ok?” dico dandogli una pacca sulla spalla.
“Parli anche con me?” chiede Scar mostrandosi in uno dei suoi sorrisi migliori.
“Magari quando nevicherà all’inferno Nana” le dico cercando di sorridere, anche se dubito che la smorfia che mi si dipinge in volto possa essere paragonato a un sorriso.
Faccio una doccia lunghissima, l’acqua calda mi distende e mi rilassa, la musica a tutto volume a impedito alla mia testa di riflettere su tutto quello che è successo ieri, sulla delusione provata, la rabbia di vedere sgretolarsi tutti i miei pensieri…
Infilo i pantaloni della tuta, e prendo l’asciugamano mettendomelo sul collo. Mi guardo le mani, che ho appena disinfettato, solo tanti piccoli graffietti sulle nocchie, niente che lascerà cicatrici serie. Esco dal bagno, passando per la porta che da direttamente in camera mia, e con la coda dell’occhio noto una figura seduta ai piedi del letto. Il mio cuore manca un battito: tra tutte le persone che potessi voler in questa stanza, lei, mi dispiace ammetterlo non era in cima alla lista. Non che non voglia parlarle, ma l’incazzatura è ancora troppo recente, io mi conosco, sono fatto male, istintivo e decisamente molto diretto, e so che per poter aver un dialogo civile devo far passare qualche giorno, ma lei ora è qui.
E non voglio cacciarla via.
“Ciao...” dico per primo, infondo la stanza è la mia, e starmene qui in silenzio a fissarla non mi pare una cosa buona.
Lei alza la felpa, quella che ho dimenticato l’altra sera da lei. e la butta sul letto “Magari la rivolevi...” dice prima di alzare lo sguardo e fissarmi negli occhi.
“Già, grazie, mi era proprio mancata” rispondo tagliente. Una stupida felpa, il pretesto per chiarire è una stupidissima felpa. Scuoto la testa quasi impercettibilmente, se non fossi certo di avere trent’anni direi che sono tornato alle storie da scuola superiore.
“Immagino...” si ferma un secondo, lanciando uno sguardo veloce alla felpa, per poi tornare a fissare me  “Mi dispiace di aver rovinato tutto, ok?” dice cosi dal niente, la sua voce ostenta una sicurezza che non possiede totalmente, lo riconosco dal movimento delle sue mani.
“Cosa avresti rovinato esattamente?” chiedo tagliente fissandola negli occhi.  Io voglio capire cosa prova, credevo di averla capita, di aver intuito vagamente i suoi pensieri. Ma sinceramente dopo ieri mattina, mi ritrovo spiazzato. Perso.
“Noi?” azzarda tentennante.
“Noi cosa Eve? Noi come colleghi? Come frequentati? Come fidanzati? O amici?” Devo saperlo. Ma non lo capisce? Non si rende conto di come ha minato, con una semplice e stupida presentazione la mia sicurezza sul nostro rapporto?
“Noi come tutto? Noi come, io voglio stare con te e non sono riuscita a fartelo capire?” No, Eve. Mi dispiace ma dopo ieri non sei proprio riuscita a farmelo capire.
“Eve di cosa hai avuto paura?” chiudo gli occhi, non sicuro di volerlo sapere, non voglio affrontare l’ennesima storia piena di problemi provenienti dal passato. Non credo di riuscire ad essere cosi tanto paziente.  “Cosa ti ha spaventata, voglio la verità, tutta la verità”
Fa un respiro profondo, credo che parlarmi di questo per lei sia abbastanza doloroso. 
“Sono stata con una persona per sei anni Alex, lo conoscevano a casa, lo vedevano come di famiglia, poi lui ha ricevuto un'offerta di lavoro, a Tokio, mi ha chiesto di sposarlo e di andare con lui e io ho detto di no.”
Lei risulta calma, sta cercando di spiegarmi tutto, si ferma qualche secondo e mi guarda, ho come l’impressione che io debba sedermi. Irrazionalmente penso a Eve sposata, con un altro. Lo stomaco mi si chiude in una morsa ferrea. Ma faccio finta di niente, non appena vedo che lei sta ricominciando a parlare.
“E i miei non mi hanno praticamente rivolto la parola per mesi, accusandomi di essermi lasciata scappare chissà cosa, cercando di convincermi in ogni modo a prendere un aereo per Tokio e io non l'ho fatto...” si ferma ancora, io mi ricordo di respirare, se ancora so come si fa. “...E questo nel periodo in cui ancora parlavo con mio padre...”  i suoi occhi mi stanno studiando attentamente, sta cercando di captare una mia qualche reazione, che per ora tarda ad arrivare. “Prima che si trasferissero in Italia i miei stavano per divorziare, mio padre aveva avuto una relazione con una collega, io l'ho scoperto, anzi mia madre l'ha scoperto e me l'ha detto, sono andata da lui e abbiamo discusso, abbiamo litigato e adesso è già tanto se riesco a guardarlo in faccia, e quando te lo dovevo presentare l'unica cosa che ho pensato è che se avesse capito che stavamo insieme avrebbe avuto un pretesto per cercare di rientrare nella mia vita, cosa che non intenzione di fargli fare...”
Ok, Alex lei ha finito di parlare, ora fai qualcosa. Accidenti, fai qualsiasi cosa.
“Io…” comincio a dire per poi sbuffare. Impara l’aramaico Alex, e malediciti in continuazione! “Ok… Wow..” mi passo una mano tra i capelli, e cerco di sorridere, qualcosa di sincero e non che somigli a una paralisi facciale. “Ammetto che digerire tutta la storia mi sarà difficile, cioè non che tu abbia colpe, è un fattore genetico credo, ma non t’interessa, immagino” scuoto la testa muovendo qualche passo in avanti verso Eve.
“Quanto durerà questa tua paura Eve?  Perché io credo di aver fatto il possibile per farti capire che non sto ne giocando, nè scherzando…” scuoto la testa posando le mani sulle sue braccia, e l’accarezzo lentamente. “Abbiamo trent’anni Eve, i giochi da superiori non fanno per me, ok?”
“Lo so che non scherzi, e non sto scherzando neanche io...” si ferma, e accenna un sorriso.  “... Lo so che me ne pentirò quando il tuo ego prenderà il sopravvento ma... Io per te ci ho perso la testa, ok McDowell?” ora sorride apertamente.  “Io non ho paura io mi ci sono buttata con te, a pieno... Io voglio rischiare anche tutto se questo significa stare con te...”
E come faccio a resistere a due grandi occhi verdi, e un sorriso come il suo? L’abbraccio forte, stringendola a me, si in queste occasioni mi piace tornare liceale, anche se riconosco che non posso cavarmela solo con un abbraccio.
“Il mio ego sta ringraziando…” le dico a un orecchio, lei si scosta con il busto quel tanto che basta per fissarmi e inarca il sopracciglio. “No a dire la verità sta gongolando da morire, e ha fatto un paio di salti mortali con capriole a seguito…”
“Ok, ora ti riconosco” commenta divertita.
“Eve” la richiamo più serio, ma usando un tono comunque dolce. “Non voglio più sentirmi come ieri, ci sono stato male, ok? Ma veramente tanto.” Inutile nascondere i sentimenti e i pensieri, non ora che ci siamo messi in ballo entrambi.
Mi bacia, si alza sulle punte dei piedi e mi bacia, e devo ammettere almeno a me stesso che con questo gesto mi sono completamente sciolto. Poco più di ventiquattro ore e mi è mancata da morire, ma realmente tanto. “Prometto di crescere almeno un po'...” sorride rilassandosi completamente tra le mie braccia. “...Dio avevo paura di averti già perso...”
Signori e signore, rischiate di vedere persa per sempre l’integrità e l’orgoglio di Alexander McDowell.
Perché Santissima Trinità, ho sentito il mio cuore accelerare cosi tanto, da somigliare a un batterista di una band Metal. Riconosco che fa sempre piacere sentirsi dire cose cosi, ed erano anni e anni che non provavo emozioni cosi forti e intense.
“Hey, Eve non siamo in una puntata di friends, dove Chandler alla prima lite con Monica, crede che sia tutto finito, ok? Te l'ho detto ho intenzioni serie con te...” le dico mantenendo un briciolo di lucidità. Il minimo indispensabile per non perderci la faccia.
“Hey, tu sei strano! Che ne so cosa ti passa per la testa?” ribatte prontamente lei, tornando leggermente sulla difensiva. Credo che abbia qualche conto in sospeso con il mio ego, forse c’è una sfida sempre aperta tra i due.
“Avevi paura di perdermi, allora... Eh...” scherzo sciogliendomi in uno di quei sorrisi, che mio fratello, ma soprattutto Scarlett definirebbero: da idiota, pesce lesso, ebete, e più ne ha più ne metta.
Inclina leggermente la testa, il suo sguardo è serio e penetrante. "Te l'ho detto che faccio sul serio, no?"
“Mi fa piacere sentirtelo dire...” la bacio con trasporto, facendole sentire tutto quello che ho in testa, tutti i miei pensieri e dannazione al diavolo tutto. Eve si scosta qualche centimetro da me, e mi spinge lentamente verso il letto, cado all’indietro e mi sdraio fissandola dritta negli occhi, lei sorride e si mette a cavalcioni sopra di me. “È ora di fare la pace…” le dico attirandola verso di me, per poi baciarla con passione.
Eve

Questo blog racchiude le pagine di diario scritte da Eve Philips, uno dei personaggi che interpreto nel gioco di blog Ordinary World. Tutto quello che leggerete in questo blog è frutto di fantasia, l'attrice usata per dare i volti a Eve è Evangeline Lilly ma naturalmente non ho alcun collegamento con lei.

Ordinary World

"Ordinary World" è un Gioco di Blog (GdB), ovvero un gioco di ruolo che si svolge su un blog.
Questo gioco ha tuttavia una particolarità: se solitamente nei giochi di blog si sceglie di interpretare un personaggio qui abbiamo voluto rendere la cosa un po' diversa.
Quando vi iscrivete lo farete con il nome di un appartamento del condominio "Wayland", in cui potrete far abitare quanti personaggi vorrete (sempre nei limiti del buon senso); quando scriverete i post sarete voi a decidere con quale dei vostri inquilini postare, a seconda di cosa dovete raccontare o di chi vi ispira di più in quel momento.

Wayland's Park

Wayland's Park è il nome di un'ala del più grande parco cittadino di New York: Central Park. Il condominio in cui si ambienta il gioco prende il nome proprio da questa ala del parco, poichè vi si affaccia esattamente davanti.
E' un edificio di 12 piani con quattro appartamenti ciascuno indicati con le lettere A-B-C-D.
Il condominio è dotato di piscina e palestra private, di garages e lavanderia al piano interrato, nonchè di una terrazza sul tetto accessibile a tutti i condomìni per feste o semplicemente per momenti di relax.

Eve Leanne Philips

Data di Nascita: 22 Novembre 1979
Età: 28 anni
Descrizione: Eve è la maggiore di tre sorelle, Kathleen 21 e Amanda 16. La madre,Reneè, è di origini italiane ed è una stilista di moda per la linea Embiguity di Dolce e Gabbana; il padre, Arthur è l'amministratore della società creata per gestire e commercializzare gli abiti della moglie. Entrambi si sono dovuti trasferire in Italia, a Milano, in pianta stabile da quasi un anno, lasciando invece le figlie a New York.
Eve lavora per Runaway, una importante rivista di moda e attualità: è riuscita ad ottenere il lavoro grazie alle amicizie della madre e alla sua importanza nel campo della moda. Spigliata e spiritosa Eve nasconde sotto la sua facciata da donna in carriera un carattere in realtà fragile e non sempre sicuro, anche se riesce in molte situazioni a tirare fuori la grinta e la convinzione necessarie per affrontare tutto quello che le si para davanti.
Dopo la partenza dei genitori ha dovuto imparare ad occuparsi di Amanda, la minore delle tre sorelle Philips, che vive con lei a Wayland's Park da ormai quasi un anno. Al momentio è single, dopo aver concluso pochi mesi fa una storia molto importante con Josh, suo storico ragazzo dai tempi del college con cui è stata per ben 4 anni. Ora Eve sta vivendo felicemente il suo essere sola ed ama uscire e divertirsi con amici e colleghi; grazie al suo lavoro ha infatti la possibilità di partecipare a numerosi eventi mondani quali sfilate e feste, ed anche se in realtà lei rimane sempre una semplice giornalista e spettatrice di tutto quello sfarzo si diverte molto ad esserne coinvolta.
Ha un bellissimo rapporto con entrambe le sorelle: con Amanda ha infatti una grandissima intesa, tanto che spesso ha la sensazione di essere lei la minore delle due e di venire capita e letta come un libro aperto dalla piccola Mandy; anche con Kathleen va quasi sempre d'accordo anche se il loro rapporto sembra essere più ironicamente conflittuale.

I suoi gusti...

Colore preferito: verde
Sport preferito: sci
Film Preferito: Dirty Dancing
Telefilm Preferito: ER
Musica preferita: musica anni 70/80
Band preferite: Aerosmith, Duran Duran, Bon Jovi, Rolling Stones
Libro Preferito: Memorie di una Geisha – Arthur Goldstein

Possiede.

Portatile: Sony VAIO C1S/G Green - [scheda]
Cellulare: Nokia 7373 - [scheda]
Lettore MP3: Samsung YP-U3 verde - [scheda]

Appartamento

La Famiglia

Arthur Philips - Padre
image 57 anni, figlio di Analynne Wayne Philips, stilista rinomata negli anni 50, Arthur è stato inserito nel mondo della moda praticamente da sempre. Non avendo le doti per fare lo stilista ha allora preferito curarsi dell’aspetto manageriale delle collezioni di abiti, e proprio sul lavoro ha conosciuto Reneè, la moglie. Molto legato alle figlie ha un rapporto particolarmente bello con Kathleen, mentre ha meno intesa con Amanda; Eve è invece il suo tasto dolente, i due non vanno per niente d’accordo, la figlia infatti non ha mai accettato alcune scelte e posizioni prese dal padre e questo ha incrinato il loro rapporto in maniera forse irreparabile. Ha seguito la moglie in Italia, ed anzi è stato lui a convincerla ad accettare il lavoro, ritenendo che fosse la scelta migliore per tutta la famiglia, visto che l’offerta di lavoro a Milano era arrivata in un periodo di crisi tra lui e la moglie che sembra però essersi risolta.


Reneè Callies Philips - Madre
image 55 anni, Reneè è una stilista, creativa e impegnata in ogni aspetto del suo lavoro. Lavora a Milano da oltre un anno per gli stilisti Dolce e Gabbana, accettare questo lavoro oltreoceano è stata per lei una decisione difficile essendo lei una madre molto premurosa e legata alle figlie, ma ha deciso alla fine, anche se per certi aspetti a malincuore di abbandonare gli States e trasferirsi in Italia. Indipendente e di carattere molto forte Reneè è una donna molto dolce e protettiva che cerca di seguire le vite delle figlie, soprattutto di Amanda, la più piccola, anche da una così grande distanza, avrebbe voluto portare almeno lei con sé in Italia ma ha capito che sradicare la sua vita e le sue amicizie a quell’età sarebbe stato per Mandy ancora più doloroso della separazione dai genitori.


Amanda Philips - Sorella Minore
Amanda è la minore di tre sorelle, Eve e Kathleen. Un anno fa i suoi genitori sono trasferiti in Italia, e dopo settimane e settimane di richieste e suppliche Mandy è riuscita a convincerli a lasciarla a New York con la sorella maggiore Eve. Dopo un attento e minuzioso lavoro di convincimento è riuscita a far accettare la cosa ad Eve che si è dimostrata contenta, anche se leggermente scettica, di accoglierla in casa, ed ormai vivono insieme da quasi un anno. Amanda è una ragazza definita da quasi tutti come iperattiva e combinaguai: divertente, ironica e perspicace è molto matura per la sua età, ma sotto alcuni punti di vista invece ancora una vera e propria adolescente. Frequenta fin da quando era piccola un corso di danza classica e moderna che è la sua vera e grande passione, spera infatti un giorno di riuscire ad entrare alla Julliard per perfezionare il suo stile e la sua tecnica. Molto legata a entrambe le sorelle sembra avere un particolare sesto senso per capire le reazioni e i sentimenti di Eve, le basta uno sguardo per intuire se le piace qualcuno o se proprio non sopporta una persona; con Kathleen ha un rapporto di estrema complicità, soprattutto visto che Kate la supporta spesso nelle sue richieste di permessi verso Eve, ed è quasi sempre grazie a lei che riesce ad ottenerli.

Kathleen Philips - Sorella Minore
Kathleen è di certo la più spigliata, pazza ed eccentrica delle tre sorelle Philips. Lavora come parrucchiera in un grandissimo salone in centro a New York e spesso viene contattata dalla sorella Eve per preparare le modelle di qualche servizio fotografico per la rivista Runaway a cui Eve lavora. Impulsiva e sfrontata è una persona che spesso agisce molto prima di pensare, senza tenere conto delle conseguenze; pensa che la vita vada vissuta sempre e comunque al meglio e non esita a usare forse anche un po' troppo la filosofia del "Cogli l'attimo". Kath è uscita da poco da una relazione finita male, il suo ex ragazzo, Vince, l’ha tradita dopo due anni che vivevano assieme, ed in seguito alla rottura Kathleen si è trasferita a vivere con le sorelle a Wayland.
La fine della storia con Vince è stata per Kath un duro colpo, ma sta riuscendo a superarlo senza problemi grazie agli amici di lunga data che ha ritrovato nel condominio della sorella maggiore. Il suo carattere strano ed iperattivo la fa andare molto d'accordo con Amanda, che appoggia in ogni sua richiesta e idea, ha un rapport complice e molto profondo con Eve, le due si possono considerare le migliori confidenti l’una dell’altra, e, nonostante qualche sporadico litigio dovuto alla diversità dei loro caratteri, sono in perfetta sintonia;  Kath ammira  moltissimo la sorella per aver preso la decisione di tenere con sè Amanda a New York.

Nate Philips - Cugino
Nate è un classico bravo ragazzo. Disponibile, dolce, carino, simpatico, la gente si trova spesso a chiedersi se sia vero o finga semplicemente di essere così. Ma Nate non finge, quello che si vede è esattamente quello che è. Una persona semplice un po’ insicura e riservata, molto altruista e accondiscendente. Ha una grandissima passione per il cinema e infatti si è appena iscritto alla facoltà di Scienze Cinematografiche di New York per realizzare il sogno di diventare uno sceneggiatore o un critico, ancora non ha le idee ben chiare. Cugino di Amanda, Eve e Kath ha con loro un bellissimo rapporto, le famiglie infatti abitavano a Chicago in due villette confinanti e sono praticamente cresciuti assieme come fratelli, per questo dopo aver saputo della sua ammissione all’università le sorelle lo invitano a stare da loro per un po’ di tempo. Nate è un gran disordinato ma in realtà perfettamente organizzato nel suo disordine, non perde mai niente, le sue cose riesce sempre a sapere dove sono, sono gli altri a non capire come faccia a vivere in una simile confusione.
Sincero e ottimista prende la vita come viene, con grande filosofia, non è mai stato innamorato anche se ha avuto qualche ragazza a cui ha voluto bene e di cui conserva bellissimi ricordi.

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Appartamento 4A
- Eve Philips
- Amanda Philips
- Kathleen Philips

Appartamento 7A
- Brian 'Synyster' Foster
- Zachary Badley
- Frank Nowell

Appartamento 7D
- Peter Harnett
- Jane Holsen
- Melanie Caine
- Pete e Malanie

Appartamento 9D
- Alexandra Collins

Appartamento 11D
- Samuel Townsend

Appartamento 12A
- Blaine Foley
- Ian Foley

Appartamento 12B
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Appartamento 12C
- Keira Bailey
- Jake Bailey
- Chris Marshall

Appartamento 12D
- Antea Calliope McDowell
- Mike McDowell
- Alexander Christian McDowell
- Amber McCartey

La compagnia
- In Good Company

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